Capitolo 1
Bella.
Bellissima.
Grandiosa.
"..........." .
Furono queste le prime parole che uscirono dalla bocca di Genny quel giorno, mentre contemplava, accoccolata sulle ginocchia, l'enorme poster che occupava quasi la metà del piccolo muro della sua stanza.
- Genny!!Porca miseria!Ti vuoi muovere?Vuoi fare tardi anche oggi?-
- Accidenti accidenti accidenti!-
Furono queste le seconde parole che uscirono dalla bocca di Genny quel giorno, mentre con tutte e due le mani forzava una scarpa da ginnastica contro il suo piede sinistro, nell' erculea fatica di farla entrare.
Ma evidentemente c'era qualche problema.
O il calzino era troppo spesso o la scarpa era troppo stretta.
Genny sbuffò, divenne rossa come il rosso di un'anguria, e con un ultimo sforzo riuscì a calzare la scarpa.
Genny sbuffò ancora,e con un ultimissimo sforzo riuscì a togliere anche il suo dito indice,che era rimasto incastrato tra il suo piede sinistro e la scarpa.
A fatica si alzò, cercando di non badare a quanto erano strette le scarpe o a quanto erano spessi i calzini, arrancò verso lo zaino e gettò un ultimo sguardo al poster appeso al muro, dove Susan Matitos sembrava non fare caso al costume svolazzante mentre eseguiva un Triplo Axel lanciato.
- Jennifer Mc Pen!!Devo salire su a prenderti per le mutande per farti scendere?-
- Si papà, sto arrivando!......-
E data un'ultima occhiata al muro,si diresse al piano di sotto.
In cucina, suo fratello Jeremy era tutto occupato a mangiare fiocchi d'avena spandendone almeno la metà sul pavimento,e suo padre era altrettanto occupato a pulire i fornelli con un panno umido,cercando di rimediare al latte che già da un pezzo aveva superato l'orlo del pentolino in fase di ebollizione.
-Ah,eccoti.....il latte.....credo che questa mattina dovrai proprio rinunciarci....-
-Non importa-
- Jerry, alza il culo e fa sedere tua sorella, e dalle i tuoi fiocchi d'avena!-
Jeremy proprio in quel momento lasciò cadere la scatola, ed il rimanente contenuto si riversò sul pavimento.
- Ora puoi mangiarteli -
-Razza di idiota!-
Genny non fece caso ne' a suo fratello ne' a suo padre, mentre con costernazione osservava con occhi opachi i fiocchi d'avena che ancora rotolavano sotto il tavolo, sotto il ripiano di cucina, tra le sedie.
Sentendosi le lacrime bruciare come schegge negli occhi, uscì, chiudendo piano la porta.
Capitolo 2
Jennifer Mc Pen non era una bambina qualunque......
No! Aspetta!
Era una bambina qualunque quella che piangeva contro un marciapiede;
era una bambina qualunque quella che camminava quella mattina di ottobre con una sacca da ginnastica in spalla;
era una bambina qualunque quella che si riscaldava le mani strofinandole l'una contro l'altra;
era una bambina qualunque quella che si fermava davanti ad un panificio;
era una bambina qualunque quella che sceglieva due focaccine appena sfornate;
era una bambina qualunque quella che si frugava nelle tasche;
era una bambina qualunque quella che alla fine trovava due euro nella tasca interna del cappotto.
Jennifer Mc Pen era una bambina qualunque.
Genny smise di piangere, mentre con piccoli bocconi mangiava una focaccina.Era molto calda e anche molto salata,e queste due cose le riscaldarono per un attimo le mani infreddolite.
Il marciapiede era di cemento grigio pieno di fughe, e la matitina ogni volta che lo percorreva faceva una sfida con se stessa: durante il tragitto doveva stare attentissima a non calpestare nessuna delle righe, ma quella mattina si accorse di averle calpestate tutte, ma non ci fece caso.
Aveva freddo e aveva pianto, e le lacrime sembrava che le si fossero d'improvviso gelate negli occhi, ma la verità era che le focaccine calde l' avevano consolata almeno un pò.
Jennifer aveva sette anni appena compiuti,compiuti quel giorno, per l'esattezza.Compiuti proprio quel 28 ottobre, e proprio quel 28 ottobre nessuno le aveva fatto gli auguri, nessuno le aveva dato da spegnere qualche candelina, nessuno le aveva dato alcun regalo.
In poche parole, nessuno se ne era ricordato.
Suo padre, Scott Mc Pen, quella mattina sembrava essersene completamente dimenticato, sebbene sul calendario di Frate Indovino appeso al caminetto avesse scritto di suo pugno "Auguri Genny".
Scott da non molto tempo aveva iniziato a gestire una piccola segheria di fronte alla loro casa.
Non era affatto esperto nel riconoscimento dei legnami, ne' sapeva come trattarli e come metterli in commercio, e il poco che guadagnava non sapeva bene come gestirlo.A volte spendeva tutto in cibo,dimenticandosi che doveva pagare l'affitto della casa, saldare il conto del mese prima e comprare un nuovo cappotto a suo figlio Jeremy, altre invece, quando voleva metterne un po' da parte finiva sempre che, con la furia del risparmio, non pagava l'affitto ne' saldava il conto dal droghiere e Jeremy continuava ad allungarsi senza successo le maniche del vecchio cappotto che gli arrivava ormai ai gomiti.
Insomma, le loro finanze avrebbero anche potuto essere sufficienti, se solo avessero avuto un padre più ragionevole. Ma Scott, nonostante i suoi quarantasei anni, non trovava affatto ragionevole essere un padre ragionevole, e preferiva bruciare in un giorno solo tutto il guadagno in una nuova chitarra elettrica per "il mio Jerry" o in un inutile giradischi d'epoca piuttosto che acqustare abiti pesanti o assicurarsi che i suoi figli avessero tutto il necessario.
Più che il necessario, i figli avevano tutto ciò che si può desiderare una volta avuto il necessario.Ad esempio, Jennifer possedeva una schiera di Barbie, ma non aveva un impermeabile,e Jeremy aveva una chitarra elettrica ed una batteria ma continuava inesorabilmente a non avere un cappotto e un paio di guanti. E ancora, Jennifer non aveva degli scarponi da sci ma in compenso aveva l'edizione celebrativa di Monopoli, non aveva un giubbotto di piume ma in mancanza di esso si accontentava del servizio da tè per le bambole.....e via dicendo.
Jeremy Mc Pen aveva quindici anni,ed era più alto di suo padre. Era stato bocciato una volta in quinta elementare e due in prima media, e di ciò andava molto fiero. Era stato promosso in prima superiore al limite della sufficienza, non perchè fosse migliorato, ma perchè le insegnanti erano veramente esasperate di avere un alunno che fumava in classe e che ruttava sonoramente durante le lezioni, e non vedevano l'ora di liberarsene.Il suo sogno era quello di diventare un grandissimo corridore e di andare alle olimpiadi da quando aveva otto anni. Scott allora gli aveva promesso uno speciale corso di atletica se fosse stato promosso, ma questo non avvenne, e per ripicca il corso di atletica se lo prese, una volta cresciuta un po', la povera Jennifer, senza che neppure le fosse stato chiesto cosa ne pensasse.
Jeremy e sua sorella non erano mai stati legati più che da un rapporto di parentela, e questo fatto del corso di atletica, sebbene sapesse che la sorella non c'entrasse affatto, non aveva fatto altro che aumentare la rivalità. In realtà, nonostante ognuno cercasse di mascherarlo, i due si volevano molto bene, ma il loro affetto non andava più in là di uno "sposta il culo" e " fottiti da parte mia".
Ma i due fratelli, Jeremy in particolare, avevano vissuto tempi migliori, quando la casa era ancora sotto la tutela di Mrs Mc Pen, ma dato che Mrs Mc Pen non c'era più, inesorabilmente era Scott che ora teneva i cordoni della borsa.
Capitolo 3
Jennifer Mc Pen odiava il corso di atletica.
Lo odiava, lo odiava, lo odiava, sebbene vi andasse ogni mattina.
Lo odiava con tutte le sue forze e se avesse potuto mandare realmente al diavolo qualcosa avrebbe per primo sprofondato il campo ellittico di polvere rossa dove giornalmente correva con il fiato corto, la sabbia appiccicosa del salto in lungo e gli odiosi e ripetitivi ostacoli che era costretta a saltare sotto gli occhi dell' allenatore, che, se possibile, odiava ancora di più del campo e della sabbia e degli ostacoli messi assieme.La esasperavano le continue battute del tipo " avete il sedere di piombo", i monotoni " un-due un-due" che cadenzavano la corsa ( - e poi- si domandava Jennifer, -perchè un-due e non tre-quattro-? ) e ancora di più gli hop hop hop del salto a ostacoli.
Avrebbe tanto voluto lanciargli in faccia la sua sacca, e avrebbe voluto urlare a suo padre che non ne poteva più, ma sapeva che sarebbe stato tutto inutile. Una volta ci aveva provato, ma suo padre l' aveva mandata a letto senza cena, rinfacciandole la sua ingratitudine.Oh, se solo avesse potuto esternare al mondo intero ciò che voleva fare realmente, se solo avesse la possibilità di smettere quel maledetto corso di atletica,e se solo suo padre le desse un po' retta....
A questo pensava, Jennifer Mc Pen, una volta giunta negli spogliatoi.
Il calore fittizio datole delle due focaccine era completamente svanito, e avrebbe volentieri ricominciato a piangere, se solo non fosse stata in presenza degli altri bambini del corso, che prima della lezione si riscaldavano in calzoncini corti sbuffando gelo dal naso.
Oh, perchè non la finivano di agitarsi e di confrontare fra loro i propri record di salto in lungo!
- hop hop hop!!Su ragazzi! Forza e coraggio!-
forza e coraggio un corno! avrebbe voluto urlare Genny, mentre si sfilava la felpa rabbrividendo.
Odiava il mondo, avrebbe voluto sputare sulle sue scarpe da ginnastica e le sarebbe tanto piaciuto scappare via, chiudersi in camera a fissare estasiata Susan Matitos, quella ragazza che se ne era infischiata del mondo ed era andata dritta per la sua strada.
Eppure Genny non poteva.Avrebbe voluto tanto ma non poteva.
A ricordarglielo furono gli hop hop hop che le intimavano di saltare gli ostacoli senza farli cadere.
Hop hop hop.
Capitolo 4
Jennifer si buttò sul letto. Era esausta e piena di rabbia, dopo ogni volta che tornava da atletica. Era inciampata mentre correva e aveva buttato giù tre ostacoli. Inoltre il suo salto in lungo aveva sollevato solo un mucchio di sabbia e non aveva concluso niente.Nel suo cuore ora c'era solo un mucchio di desolazione.A quell'ora non c'era nessuno a casa, perchè suo padre era alla segheria e suo fratello a bighellonare con qualche suo amico....ma a cena, oh, a cena!Come ogni sera avrebbe dovuto raccontare per filo e per segno quanto si era divertita, di quanto era stato il suo salto in lungo, quanti ostacoli aveva mancato e avrebbe inoltre dovuto sorbirsi la predica di suo padre che si doveva impegnare di più e che un giorno tutti sarebbero stati fieri di vederla gareggiare con i migliori al mondo.
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