Deddy...
mercoledì 24 dicembre 2008
L'incontro di Beth e Wolfie
Diario di una vita
Capitolo 27 “Beth e Wolfie”
Caro diario l’ultima volta che ho sfogliato e vergato queste pagine è stato appena una settimana fa, ma che settimana! Comunque sarà meglio ripartire dall’inizio cioè da quando Julien è venuto a prendermi alla corriera, il patrigno è veramente un bravuomo ma è un impiastro. Dunque, percorrendo i viali spogli e le strade deserte avevo il cuore pieno di gioia e di aspettativa al pensiero di riabbracciare finalmente la mia adorata sorella e invece… Scendo dalla carrozza con le vesti impolverate i capelli tutti in disordine “fa niente “ penso”Amy me lo perdonerà”, scendendo inciampo nel predellino che Julien ha montato male, ma io non ci bado impegnata come sono a slanciarmi verso la coppia che mi aspetta al cancello. La” coppia” e quello chi è? Ma non faccio in tempo a fermarmi , anzi accelero,il vento mi sferza i capelli a le forcine sono ormai volate chi sa dove. All’ultimo momento Amy si sposta e io finisco tra le braccia dello sconosciuto. Non appena alzo gli occhi
vorrei sprofondare al centro della terra e mi accorgo di aver fatto un emerita figura di...Mi trovavo tra le braccia del ragazzo più terribilmente bello che avessi mai visto. Aveva due meravigliosi occhi grigi, profondi come il mare in burrasca e dal taglio lievemente a mandorla e dei capelli color dal grano maturo. Indossava pantaloni grigi e una camicia nera aperta sul collo, e sebbene fosse già inverno inoltrato era abbronzato e aveva un mantello nero distrattamente gettato s una spalla. Solo quando lo sguardo dell’affascinante sconosciuto si posò su di me spostandosi dai capelli arruffati dal vento, alle scarpe con il tacco basso da bambina, mi ricordai di avere indosso la gonna informe e l’insignificante pullover dell’uniforme scolastica. In meno di dieci secondi la mia vita era cambiata, chi ero io? Chi era quell’essere vestito di bianco che mi guardava sorpreso e deluso (Amy) non mi importava boh, non mi importava,volevo rimanere per sempre a fissare quegli occhi grigi e a bearmi della visione di quel campo di grano fuori stagione. Poi il ragazzo parlo con voce dolce e musicale –Salve, tu devi essere Elisabeth! Wolfgang Amadeus Mozart al vostro servizio madamigella!- detto questo chinò la testa e mi sfiorò la mano con le labbra in un abbozzo di inchino credevo di svenire. Il pensiero, anzi il suo tocco leggero e la pressione delle sue labbra sulla mia mano mi aveva mandato il cuore in tumulto, continuavo a toccarmi il punto dove lui mi aveva baciato, senza
Caro diario l’ultima volta che ho sfogliato e vergato queste pagine è stato appena una settimana fa, ma che settimana! Comunque sarà meglio ripartire dall’inizio cioè da quando Julien è venuto a prendermi alla corriera, il patrigno è veramente un bravuomo ma è un impiastro. Dunque, percorrendo i viali spogli e le strade deserte avevo il cuore pieno di gioia e di aspettativa al pensiero di riabbracciare finalmente la mia adorata sorella e invece… Scendo dalla carrozza con le vesti impolverate i capelli tutti in disordine “fa niente “ penso”Amy me lo perdonerà”, scendendo inciampo nel predellino che Julien ha montato male, ma io non ci bado impegnata come sono a slanciarmi verso la coppia che mi aspetta al cancello. La” coppia” e quello chi è? Ma non faccio in tempo a fermarmi , anzi accelero,il vento mi sferza i capelli a le forcine sono ormai volate chi sa dove. All’ultimo momento Amy si sposta e io finisco tra le braccia dello sconosciuto. Non appena alzo gli occhi
Il Coraggio di Elizabeth

In un lampo Beth avvertì le mani del sottoufficiale Wilkins aprirle il corsetto,a strattoni,e in un lampo si trovò esterrefatta.Avrebbe voluto urlare,gridare a pieni polmoni,ma sebbene nulla le impedisse di farlo,non riuscì a trovarne la forza.Sentiva le voci,sommesse,in cerca di un accordo dall'altra parte del muro.Una,la più agitata,era quella di Franz.E lei che non trovava la forza per liberarsi dalla sordidità di quella situazione.lei,Elizabeth De La Mare,derubata così del suo onore?Non poteva permetterlo.In un attimo afferrò il pesante acndeliere di bronzo,e altrettanto prontamente avrebbe voluto calarlo sulla testa dell'uomo,ma questo fu più pronto di lei,e,bloccandole il braccio,fece cadere l'oggetto ai suoi piedi.dalla sua bocca uscì un insulto impronunciabile.Il fragore procurato dal candelabro fu enorme,e immediato fu l'arrivo di Franz nella stanza,seguito a ruota dal tenente e dal Caporale Johnson.
-E'così che vi fate servire il caffè dalla signora,eh? Vergognatevi!-urlò con ferocia il tenente,colpendolo fortemente sul capo.
In quell'attimo tutta la rabbia di Beth esplose,come un tuono nel cielo terso.
Iniziò a urlare,a colpirlo con ferocia con tutto ciò che le capitava a tiro,gridando,fuori di sé.In un attimo tutto era passato,non rimaneva che lei,completamente vuota.Si accasciò su una piccola poltroncina,iniziò a piangere,le lacrime non ne sapevano di fermarsi.Non le importava più di quello che stava succedendo,nè di Franz che ad un passo da lei urlava parole ingiuriose,mettendo tutti alla porta.In un attimo fu accanto a lei.
-Elizabeth,ti ha fatto del mele?-
-No-
-Beth,dimmi la verità-
-Non mi ha fatto niente-
Franz la strinse forte,in un attimo,rincuorato,tutta la sua rabbia sbollì.
-Le mie scuse più profonde,signora.Mie e di tutta la legione,siamo desolati.-
-Si tenga per sé le sue scuse,colonnello Johnson.Quello che uno dei vostri ha tentato di fare è inaudito.Il "Nuovo Mondo",vi chiamano,ha! Siete tutti dei porci,maledetti!Via di qui,subito!-
La mano del tenente abbassò l'indice imperioso di Franz.
-Abbassi la testa! Le ripeto che siamo desolati,ma non le conviene usare questi toni con me,signor Heiden,non ne ha il dirito.La situazione la teniamo in pugno noi,adesso.-
- Stia zitto!Guardate mia moglie,cosa avete tentato di fare...voi...voi non potete...-
-Oh,si possiamo eccome! Allora...le cose stanno così,come fino ad un attimo fa,prima che questo increscioso incidente si verificasse,vi stavo dicendo...-
Franz strinse ancora più a sé Beth,che con sguardo terrorizzato cercava di tenersi in piedi,appoggiata ad un tavolino.
-Sulla tenuta il governo ha appeso un'imposta di circa 900.000 dollari.Voi non li avete.....-
Il pensiero di Beth corse subito a Wolfie...per un attimo desiderò soltanto di mettersi a sedere,prendersi la testa tra le mani e piangere,ma fino a prova contraria era ancora la signora De La Mare.Doveva difendere se stessa,doveva difendere il ricordo di Amy.
-...e allora questa baracca ce la prendiamo noi.Avete tre giorni di tempo per sloggiare- concluse il tenente,facendo spaziare lo sguardo sulle argenterie e sul pesante bracciale d'oro che adornava il polso della contessa.
-La frughiamo?-sussurrò il tenente al caporale.Questo assentì.
In un attimo il bracciale venne strappato dal polso di Beth.Gli occhi le si riempirono di odio.Quel bracciale,che aveva visto tante volte al collo di sua madre,toccata da quelle sordide dita?Non era possibile.
-Lasciatelo immediatamente!-Gridò Elizabeth,avventandosi sugli invasori.
Franz la trattenne.
Un attimo dopo,gli aggressori si avventarono al collo,una mano già posata sul medaglione.
-Non lo fate-
la voce di Beth,appiattita dalla collera e dal dolore,appariva quasi minacciosa.
Gli uomini lasciarono la presa.
-Per ora basta.-l'ufficiale trattenne i due.
-Non vi ho detto questo.Restituite il bracciale alla signora.Non dimenticate che siamo ancora suoi ospiti.-
-Ancora per poco....-sghignazzò Johnson.
-FUORI!- gridò Franz.Ad un cenno del colonnello,i due uscirono,lasciando cadere a terra il braccialetto.
-Va bene.tre giorni sono troppo pochi.Vi do una settimana.Sono desolato,ma questi sono gli ordini.-
Franz assentì.
-Che cosa farete qua dentro?Brucerete tutto?-
-Oh,no,no.E' troppo grande, vi faranno un'ordine,o una casa,se lasciate la servitù.-
-Prima che voi possiate fare ciò,avrò bruciato io stessa queste stanze,e avrò cosparso di sale la terra,affinchè niente resti come io lo lascio.E distruggrò gli argenti,prima ancora che possiate colmarli di vino,ne siate pur certo,colonnello.-
Ora la voce di Beth era ferma.
-Vi ammiro,contessa De La Mare.Siete una donna coraggiosa.Vi auguro fortuna io stesso.Addio,e che Dio vi protegga e vi aiuti.-
Si levò il cappello con aria beffarda,e battuti i tacchi corse via,intascando il bracciale che nessuno aveva raccolto.
Beth finalmente potè concedersi il lusso di sedersi,e di stringere il medaglione che tanto aveva difeso.lo aprì.dentro,il ritratto di Amy,protetto dal vetro,impedì ad una lacrima di bagnarlo.Elizabeth lo richiuse con uno scatto.
-mamma...-intanto il piccolo Claude era sceso dalle scale,un piccolo fiore nella mano.
-Per zia Amy...-sussurrò.Beth lo abbracciò,scompigliandogli i bei capelli d'oro.
Come avrebbero fatto? Dove sarebbero andati?Franz si sedette accanto a lei.
Si,andava tutto bene.Avrebbe pianto molto,ma avrebbe imparato ad asciugarsi le lacrime.
-E'così che vi fate servire il caffè dalla signora,eh? Vergognatevi!-urlò con ferocia il tenente,colpendolo fortemente sul capo.
In quell'attimo tutta la rabbia di Beth esplose,come un tuono nel cielo terso.
Iniziò a urlare,a colpirlo con ferocia con tutto ciò che le capitava a tiro,gridando,fuori di sé.In un attimo tutto era passato,non rimaneva che lei,completamente vuota.Si accasciò su una piccola poltroncina,iniziò a piangere,le lacrime non ne sapevano di fermarsi.Non le importava più di quello che stava succedendo,nè di Franz che ad un passo da lei urlava parole ingiuriose,mettendo tutti alla porta.In un attimo fu accanto a lei.
-Elizabeth,ti ha fatto del mele?-
-No-
-Beth,dimmi la verità-
-Non mi ha fatto niente-
Franz la strinse forte,in un attimo,rincuorato,tutta la sua rabbia sbollì.
-Le mie scuse più profonde,signora.Mie e di tutta la legione,siamo desolati.-
-Si tenga per sé le sue scuse,colonnello Johnson.Quello che uno dei vostri ha tentato di fare è inaudito.Il "Nuovo Mondo",vi chiamano,ha! Siete tutti dei porci,maledetti!Via di qui,subito!-
La mano del tenente abbassò l'indice imperioso di Franz.
-Abbassi la testa! Le ripeto che siamo desolati,ma non le conviene usare questi toni con me,signor Heiden,non ne ha il dirito.La situazione la teniamo in pugno noi,adesso.-
- Stia zitto!Guardate mia moglie,cosa avete tentato di fare...voi...voi non potete...-
-Oh,si possiamo eccome! Allora...le cose stanno così,come fino ad un attimo fa,prima che questo increscioso incidente si verificasse,vi stavo dicendo...-
Franz strinse ancora più a sé Beth,che con sguardo terrorizzato cercava di tenersi in piedi,appoggiata ad un tavolino.
-Sulla tenuta il governo ha appeso un'imposta di circa 900.000 dollari.Voi non li avete.....-
Il pensiero di Beth corse subito a Wolfie...per un attimo desiderò soltanto di mettersi a sedere,prendersi la testa tra le mani e piangere,ma fino a prova contraria era ancora la signora De La Mare.Doveva difendere se stessa,doveva difendere il ricordo di Amy.
-...e allora questa baracca ce la prendiamo noi.Avete tre giorni di tempo per sloggiare- concluse il tenente,facendo spaziare lo sguardo sulle argenterie e sul pesante bracciale d'oro che adornava il polso della contessa.
-La frughiamo?-sussurrò il tenente al caporale.Questo assentì.
In un attimo il bracciale venne strappato dal polso di Beth.Gli occhi le si riempirono di odio.Quel bracciale,che aveva visto tante volte al collo di sua madre,toccata da quelle sordide dita?Non era possibile.
-Lasciatelo immediatamente!-Gridò Elizabeth,avventandosi sugli invasori.
Franz la trattenne.
Un attimo dopo,gli aggressori si avventarono al collo,una mano già posata sul medaglione.
-Non lo fate-
la voce di Beth,appiattita dalla collera e dal dolore,appariva quasi minacciosa.
Gli uomini lasciarono la presa.
-Per ora basta.-l'ufficiale trattenne i due.
-Non vi ho detto questo.Restituite il bracciale alla signora.Non dimenticate che siamo ancora suoi ospiti.-
-Ancora per poco....-sghignazzò Johnson.
-FUORI!- gridò Franz.Ad un cenno del colonnello,i due uscirono,lasciando cadere a terra il braccialetto.
-Va bene.tre giorni sono troppo pochi.Vi do una settimana.Sono desolato,ma questi sono gli ordini.-
Franz assentì.
-Che cosa farete qua dentro?Brucerete tutto?-
-Oh,no,no.E' troppo grande, vi faranno un'ordine,o una casa,se lasciate la servitù.-
-Prima che voi possiate fare ciò,avrò bruciato io stessa queste stanze,e avrò cosparso di sale la terra,affinchè niente resti come io lo lascio.E distruggrò gli argenti,prima ancora che possiate colmarli di vino,ne siate pur certo,colonnello.-
Ora la voce di Beth era ferma.
-Vi ammiro,contessa De La Mare.Siete una donna coraggiosa.Vi auguro fortuna io stesso.Addio,e che Dio vi protegga e vi aiuti.-
Si levò il cappello con aria beffarda,e battuti i tacchi corse via,intascando il bracciale che nessuno aveva raccolto.
Beth finalmente potè concedersi il lusso di sedersi,e di stringere il medaglione che tanto aveva difeso.lo aprì.dentro,il ritratto di Amy,protetto dal vetro,impedì ad una lacrima di bagnarlo.Elizabeth lo richiuse con uno scatto.
-mamma...-intanto il piccolo Claude era sceso dalle scale,un piccolo fiore nella mano.
-Per zia Amy...-sussurrò.Beth lo abbracciò,scompigliandogli i bei capelli d'oro.
Come avrebbero fatto? Dove sarebbero andati?Franz si sedette accanto a lei.
Si,andava tutto bene.Avrebbe pianto molto,ma avrebbe imparato ad asciugarsi le lacrime.
martedì 23 dicembre 2008
Clara Wiggins il seguito...
Clara Wiggins
Clara intanto era rimasta imbambolata sulla soglia. Helen, la sua migliore amica, figlia dei proprietari del negozio più bello di tutto mondo?
- Papà, questa è Clara, la ragazza di cui ti ho parlato -
Helen le indirizzò un sorriso rassicurante e le corse incontro prendendole la mano e la scortò fino al bancone del padre.
-Credo che Clara si debba sentire autorizzata a prendere tutto ciò che desidera… Non è vero papà?-
Detto, questo sussurrò al padre
-Ti giuro che non ho mai visto una ragazza così papà… Nessuno è più degno di questo regalo… per favoooooreeee!-
E con uno sguardo implorante Helen si allontanò dal padre e condusse Clara all’interno del negozio.
Quando entrarono Clara trattenne a stento un grido di meraviglia alla vista di quel bendiddio, era come se tutti i sogni e i desideri dei bambini si fossero materializzati in un solo posto. Prima di tutto la sala era grande come la caverna delle fate di cui si parlava nell’unico volumetto sgualcito, una raccolta di fiabe, l’unico libro che possedesse e che era religiosamente conservato in fondo alla piccola cesta contenente tutti i suoi beni. Quante volte, nelle fredde sere d’inverno Clara aveva narrato ai suoi fratellini le storie di elfi, fate e streghe nelle speranza di far loro dimenticare il gelo che li tormentava e distrarli dalla vista dell’inutile stufa vuota senza carbone. E poi la sera quando finalmente aveva messo tutti i piccoli a letto e rimboccato loro le coperte, era puntualmente richiamata dalle urla disperate di Demi, che malgrado si vantasse di essere un “ometto coraggioso” aveva gli incubi infestati dall’orco cattivo e dalla strega malvagia. Era stato in una di quelle sere che Clara aveva inventato, per consolare il fratellino, la “caverna delle fate”. E ora si trovava proprio lì nel luogo magico dei suoi racconti. Le pareti erano rivestite di scaffali laccati di bianco e oro, intagliati e alti fino al soffitto, straboccanti di oggetti di ogni forma e dimensione. Da trenini di latta colorata, come quello tanto a lungo sognato da Demi a Bambole grandi come Lulù e poi trottole, cerchi, servizi da the in miniatura, orsetti di stoffa, casette delle bambole, barchette di sughero, carrozzine e tutto ciò che può venire in mente a un bambino. Helen si trovava già a metà stanza, senza degnare i giocattoli di uno sguardo ma Clara era rimasta così sbalordita da non riuscire ad avanzare di un passo. Mai quando passava davanti alla vetrina di quel negozio, aveva immaginato che l’interno fosse così sbalorditivo, e quando vi era venuta col padre, era tanto assorta dalla sua bella trottola azzurra da far caso a malapena a ciò che la circondava. Helen vedendo che l’amica esitava le corse incontro e la tirò per un braccio dicendo:
-Dai Clara! Non vorrai perdere tempo qui nel reparto bambini! Casomai ci ritorneremo più tardi per prendere dei regali ai tuoi fratellini!- Detto questo la condusse nell’altro reparto del quale Clara fu, se possibile ancora più entusiasta dell’altro. Questo conteneva deliziosi abitini, materiale scolastico ma soprattutto libri… L’ora che Clara trascorse all’interno del Signor Toy’s Paradise fu una delle più belle della sua vita, e, quando uscì dal negozio carica di pacchi, si sentiva stordita e non riusciva ancora a capacitarsi che quello che era successo fosse vero. Così salutò Helen con gli occhi pieni di lacrime di gratitudine e imbarazzo e le rispose con un cenno quando Helen disse:
- Ricorda che tu e la tua famiglia siete sempre i benvenuti qui!-
Durante tutto il viaggio in calesse Clara guidò Harvey con mano distratta che non le era propria, ma d'altronde come poteva essere concentrata su cose insignificanti come la guida quando aveva la mente ancora piena degli splendidi oggetti che aveva appena visto e soprattutto quando aspettava con incredibile gioia e anche una punta di timore il momento del suo arrivo a casa. Suo padre non l’aveva mai picchiata, ma come avrebbe reagito, quando avrebbe saputo che aveva accettato l’altrui elemosina… E l’orgogliosa madame Margot… Meglio pensare solo all’incontenibile gioia dei fratellini quando avrebbero visto quel bendiddio, anche se i genitori l’avrebbero subito costretta a restituire tutto…
- Razza di incapace! Ma che c’hai du’ova sull’occhi! Imbranat… Ma buon dio… Sei la piccola dei Wiggins…Che mi venga un colpo eppure mi avevano detto che eri una tipa a posto!-.
Clara si stava per mettersi a piangere a sentire quelle parole, lei che era sempre stata un’ottima guidatrice, essere
ripresa a quel modo… Assorta com’era nelle sue riflessioni non si accorse di essere arrivata a casa, si riscosse solo quando udì le urla dei fratellini - Clara è arrivata!!!- a quelle parole risuonò un grido, seguito da un tonfo… Clara si precipitò in casa dove trovò il caos più totale. Sua madre accasciata su una sedia in singhiozzi, suo padre
Clara intanto era rimasta imbambolata sulla soglia. Helen, la sua migliore amica, figlia dei proprietari del negozio più bello di tutto mondo?
- Papà, questa è Clara, la ragazza di cui ti ho parlato -
Helen le indirizzò un sorriso rassicurante e le corse incontro prendendole la mano e la scortò fino al bancone del padre.
-Credo che Clara si debba sentire autorizzata a prendere tutto ciò che desidera… Non è vero papà?-
Detto, questo sussurrò al padre
-Ti giuro che non ho mai visto una ragazza così papà… Nessuno è più degno di questo regalo… per favoooooreeee!-
E con uno sguardo implorante Helen si allontanò dal padre e condusse Clara all’interno del negozio.
Quando entrarono Clara trattenne a stento un grido di meraviglia alla vista di quel bendiddio, era come se tutti i sogni e i desideri dei bambini si fossero materializzati in un solo posto. Prima di tutto la sala era grande come la caverna delle fate di cui si parlava nell’unico volumetto sgualcito, una raccolta di fiabe, l’unico libro che possedesse e che era religiosamente conservato in fondo alla piccola cesta contenente tutti i suoi beni. Quante volte, nelle fredde sere d’inverno Clara aveva narrato ai suoi fratellini le storie di elfi, fate e streghe nelle speranza di far loro dimenticare il gelo che li tormentava e distrarli dalla vista dell’inutile stufa vuota senza carbone. E poi la sera quando finalmente aveva messo tutti i piccoli a letto e rimboccato loro le coperte, era puntualmente richiamata dalle urla disperate di Demi, che malgrado si vantasse di essere un “ometto coraggioso” aveva gli incubi infestati dall’orco cattivo e dalla strega malvagia. Era stato in una di quelle sere che Clara aveva inventato, per consolare il fratellino, la “caverna delle fate”. E ora si trovava proprio lì nel luogo magico dei suoi racconti. Le pareti erano rivestite di scaffali laccati di bianco e oro, intagliati e alti fino al soffitto, straboccanti di oggetti di ogni forma e dimensione. Da trenini di latta colorata, come quello tanto a lungo sognato da Demi a Bambole grandi come Lulù e poi trottole, cerchi, servizi da the in miniatura, orsetti di stoffa, casette delle bambole, barchette di sughero, carrozzine e tutto ciò che può venire in mente a un bambino. Helen si trovava già a metà stanza, senza degnare i giocattoli di uno sguardo ma Clara era rimasta così sbalordita da non riuscire ad avanzare di un passo. Mai quando passava davanti alla vetrina di quel negozio, aveva immaginato che l’interno fosse così sbalorditivo, e quando vi era venuta col padre, era tanto assorta dalla sua bella trottola azzurra da far caso a malapena a ciò che la circondava. Helen vedendo che l’amica esitava le corse incontro e la tirò per un braccio dicendo:
-Dai Clara! Non vorrai perdere tempo qui nel reparto bambini! Casomai ci ritorneremo più tardi per prendere dei regali ai tuoi fratellini!- Detto questo la condusse nell’altro reparto del quale Clara fu, se possibile ancora più entusiasta dell’altro. Questo conteneva deliziosi abitini, materiale scolastico ma soprattutto libri… L’ora che Clara trascorse all’interno del Signor Toy’s Paradise fu una delle più belle della sua vita, e, quando uscì dal negozio carica di pacchi, si sentiva stordita e non riusciva ancora a capacitarsi che quello che era successo fosse vero. Così salutò Helen con gli occhi pieni di lacrime di gratitudine e imbarazzo e le rispose con un cenno quando Helen disse:
- Ricorda che tu e la tua famiglia siete sempre i benvenuti qui!-
Durante tutto il viaggio in calesse Clara guidò Harvey con mano distratta che non le era propria, ma d'altronde come poteva essere concentrata su cose insignificanti come la guida quando aveva la mente ancora piena degli splendidi oggetti che aveva appena visto e soprattutto quando aspettava con incredibile gioia e anche una punta di timore il momento del suo arrivo a casa. Suo padre non l’aveva mai picchiata, ma come avrebbe reagito, quando avrebbe saputo che aveva accettato l’altrui elemosina… E l’orgogliosa madame Margot… Meglio pensare solo all’incontenibile gioia dei fratellini quando avrebbero visto quel bendiddio, anche se i genitori l’avrebbero subito costretta a restituire tutto…
- Razza di incapace! Ma che c’hai du’ova sull’occhi! Imbranat… Ma buon dio… Sei la piccola dei Wiggins…Che mi venga un colpo eppure mi avevano detto che eri una tipa a posto!-.
Clara si stava per mettersi a piangere a sentire quelle parole, lei che era sempre stata un’ottima guidatrice, essere
ripresa a quel modo… Assorta com’era nelle sue riflessioni non si accorse di essere arrivata a casa, si riscosse solo quando udì le urla dei fratellini - Clara è arrivata!!!- a quelle parole risuonò un grido, seguito da un tonfo… Clara si precipitò in casa dove trovò il caos più totale. Sua madre accasciata su una sedia in singhiozzi, suo padre
Amy e Beth...Storia di un vita
Dal diario di Elisabeth
Sono lieta di poter finalmente tornare a vergare queste pagine.
Non lo credevo davvero dopo il mio terrificante viaggio, giuro che mai più Salirò su una nave né lascerò la mia amata casetta, ma ahimè questa orribile traversata oltre il tremendo dolore di lasciare mia sorella è il prezzo da pagare per essere voluta al college, qui a New Port,in Irlanda.Devo ammettere però che ne è valsa davvero la pena: Waterford è un posto davvero magnifico, ma sarà meglio iniziare da una descrizione accurata...Dunque il college si trova nell’ adorabile paesino di New Port,una cittadina abitata in prevalenza da pescatori,ed è situato nella parte “alta” del villaggio;alta proprio nel senso“glietterale”,come
Dice Adele della parola, visto che è un gigantesco edificio arroccato sull’unica altura del villaggio da cui domina tutte le casette sottostanti.
Io avrei preferito che il college fosse situato tra quelle pittoresche casupole colorate nel mezzo del via vai inarrestabile delle barche, dove il mare ti accompagna sempre con il suo dolce rombo...Comunque è lo stesso un bellissimo edificio:un complesso in stile elisabettiano con i muri color del cielo e ampie finestre stuccate;un lungo viale alberato conduce all’ampio portone d’ingresso. Il giardino è all’altezza di quello delle Americhe,con roseti ,fontane, statue e vialetti in un impeccabile stile italiano .Un imponente scalinata conduce al primo piano dove si trovano i dormitori femminili;ho scoperto con mio grande disappunto che la mia non è una camera singola ma che la dovrò dividere con due ragazze che non ho ancora conosciuto ma di cui so solo i nomi:Katherine Moore e Rosamund Landford. A parte questo la mia nuova stanza è il più grazioso e dolce nido che una ragazza possa sognare. Certo il tappeto di velluto dorato e le tende di raso che decoravano la mia camera nella villa sono scomparsi ma sono più contenta cosi .Il pavimento è coperto da un bello stuoino fatto a mano e le tende di fine mussola verde pallida lasciano entrare,svolazzante una brezza fragrante;le pareti sono ricoperte da un’allegra tappezzeria decorata con fiori di melo. Non ci sono più i bei mobili di mogano ma solo un'ampia libreria laccata di bianco,pronta ad accogliere i pesanti libroni su cui tra poco dovrò sudare sette camicie,una grande sedia a dondolo di vimini coperta da un cuscino colorato, un tavolino rivestito di mussola bianca,una deliziosa specchiera e tre bassi lettini anch’essi dipinti di bianco, completano l’arredamento. Appena arrivata, mi è stata data la possibilità ,come a tutti gli studenti, di rinfrescarmi,visto che le lezioni sarebbero iniziate solo di lì e qualche ora. Ho approfittato appieno del tempo a mia disposizione: prima di tutto mi sono fatta un bagno rilassante e devo ammettere che ho rimpianto la vecchia Solly che mi lavava la schiena e Amy che mi schizzava. Basta quando ho deciso che sarei venuta a Waterford e che mi sarei separata da mia sorella ho giurato che non avrei perso tempo a rinvangare il passato quindi... Per farla breve mi sono lavata e ho indossato la mia nuova divisa fragrante di bucato;la divisa del college è formata da una graziosa camicetta turchese con una giacca blu e una gonna a pieghe dello stesso colore della giacca.. Una volta vestita mi feci una piccola coda legata con un nastrino blu e lasciai il resto dei capelli sciolti sulle spalle. Resa presentabile mi recai al piano di sotto, dove c’erano la mensa e il salone degli studenti;entrai in quest’ultimo, una grande sala con ampi divani, molti tavoli, un lunga libreria che correva lungo tutta una parete e un grandissimo camino in cui ardeva un bel fuoco scoppiettante. Per tutta la sala c’erano studenti impegnati nelle più diverse attività: molti ragazzi stavano pigramente distesi davanti al camino ,immersi nella discussione sulla costruzione di un nuovo campo da cricket. Un ragazzo alto si esercitava in un angolo a suonare il flauto per nulla infastidito dal frastuono che lo circondava, in un tavolo si giocava a biglie, in un altro si svolgeva una partita a dama, mentre sprofondato in un divano, c’era un ragazzo immerso nella lettura, senza contare tutti quelli che ancora carichi di valigie si affollavano nella sala per salutare i compagni. Mi sentii così attratta da questa invitante visuale che a poco a poco uscii dal mio cantuccio e quando una ragazza dall’aria vivacissima sbucò da dietro un divano a velocità incredibile e inciampò in un tappeto finendo così ai miei piedi ebbi perfino l’ardire di slanciarmi verso la ragazza, con il timore di trovarla mezza morta. Invece la bambina strizza per un momento gli occhi,e poi li spalancò calmissima,con un esclamazione di sorpresa:
<
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<<>> Risposi un po’esitante.
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<<>> Disse quella con un’alzata di spalle però sembrava dispiaciuta perciò soggiunsi
<<>> Rise e poi esclamò
<<>>
<<>> Soggiunsi, ma troppo tardi, lei era già schizzata via in direzione del giardino. Scossi la testa, non che questa Katherine mi fosse antipatica, anzi, però si comportava un po’ troppo da maschiaccio per i miei gusti. Soprattutto mi mancava Amy lei si che si sarebbe catapultata verso i campi... Comunque non è certo signorile giocare a cricket, mi sorprende che l’insegnante di etichetta lo permetta... Sempre che ci sia un insegnante di etichetta... Mi accorsi che erano già le tre e mancava solo un’ora all’inizio della lezione tanto valeva disfare davvero i bagagli. Mi avviai verso la mia stanza, percorsi il corridoio in tutta fretta e mi precipitai verso la mia stanza, pronta a catapultarmi sul letto... Peccato che il mio letto fosse già occupato... Seduta sul copriletto di trapunta rosa era seduta una ragazza che dimostrava si e no quattordici anni, molto graziosa a dire il vero con due lucide trecce castane e due enormi occhi azzurri; una combinazione rara e interessante. Era così intenta nel suo lavoro, ripiegare accuratamente camicette di vari colori, che non si era nemmeno accorta del mio ingresso. Mi sentii in dovere di dire qualcosa così esclamai:
<<>> Lei al sentire la mia voce balzò in piedi tutta rossa rovesciando la perfetta pila di camicie
<<>> Poi si chinò imbarazzata per raccogliere i vestiti. Io tentai di precederla ma così facendo sbattemmo le teste e finendo a gambe all’aria, una posizione certamente poco signorile; Ero riuscita solo a peggiorare le cose, infatti, ora stavamo lì immobili a guardarci ancora più imbarazzate di prima, ma proprio quando stavo meditando se era meglio sprofondare nel pavimento o nascondersi per sempre quando qualcuno spalancò la porta come una furia. Un bolide rosso si catapultò nella stanza, inciampò nella pila rovesciata di camicette e capitombolò a terra. A questa vista, poiché il bolide chi altri poteva essere se non Katherine Moore la tensione che si era accumulata si sciolse come neve al sole e tutte e tre scoppiammo a ridere come matte, circa dieci minuti dopo ci calmammo, con le convulsioni e le lacrime agli occhi, Rosamund fu la prima a riprendere la parola.
<<>> Esclamò sorridendo indicando il mucchio stropicciato e sporco di quelle che una volta erano state impeccabili camicie. Noi balzammo in piedi, vergognose e ci mettemmo alacremente al lavoro. Io e Katie, mi chiese di chiamarla così, ci dedicammo alle camicie, Rosie sistemò il resto del suo bagaglio. Una volta che la sua roba fu a posto, ci dedicammo ai nostri bagagli e in meno di un’ora la roba fu a posto. Ovviamente avemmo le nostre piccole difficoltà, quando tre ragazze armate di buona volontà si mettono all’opera, è impossibile evitarle: così ci ritrovammo con un'anta dell’armadio in meno, che era rimasta in mano a Katie, la stanza allagata dalla bacinella per lavarsi che avevo rovesciato, un letto con il materasso rotto perché c' eravamo gettate sopra, oltre ovviamente a una dozzina di guai minori. Quando finalmente esauste ci buttammo (in tre) sulla sedia a dondolo che cigolò paurosamente, era già l’ora di andare a lezione. Mentre ci avviavamo cicalando allegramente verso le aule, venni a sapere, con mia grande disperazione, che nessuna delle due frequentava il mio anno. Infatti, io grazie alla mia solida preparazione, merito di Julien, sarei entrata al secondo anno, Katherine era già al penultimo, mentre Rosie avrebbe iniziato dal primo. Sarà meglio prima spiegare com’è organizzato il college di Waterford. L’università dura quattro anni e uno, a seconda delle sue capacità viene inserito in uno dei quattro corsi. Le lezioni si svolgono fortunatamente solo la mattina, ma di pomeriggio ci sono alcune attività come teatro, coro, orchestra e sport vari che permettono di accrescere il “bagaglio culturale dello studente”. Rosamund fu la prima di noi a entrare tremante nella sua aula dove si accalcavano primini terrorizzati; mentre io e Katie ci incamminavamo verso le nostre classi io smisi di ascoltare il suo inarrestabile chiacchiericcio. Cominciai a chiedermi con ansia crescente se, dopotutto avessi fatto bene a iscrivermi al secondo anno, e se quello non fosse stato solo un gesto dettato dalla presunzione, e se fossi stata l’ultima della classe, e se, e se... un’interminabile serie di dubbi sempre più pressanti mi affollava la mente. Tanto che se non ci fosse statala mia nuova amica a trattenermi con una stretta di ferro sarei già scappata a gambe levate da un pezzo; sentivo soprattutto la mancanza di Amy la mia adorata gemellina, non avevo mai affrontato una nuova classe senza di lei... se almeno le mie neoamiche fossero state con me... ero così assorta nei miei pensieri che non feci in tempo a sentire la voce di Katie che mi diceva:
<<>> Che già lei era schizzata in fondo al corridoio verso la sua classe. Fu così che mi ritrovai da sola ad affrontare una classe completamente sconosciuta, mi feci coraggio ed entrai.
Fu proprio come temevo: terribile! O forse no, voglio dire uno come tirare le somme quando sa di essersi procurata una amica e una nemica, quando ha trovato un insegnante adorabile e uno tremendo...
Meglio andare con ordine, dunque dov’ero rimasta...
Quando entrai in aula, non vidi niente di particolarmente spaventoso: una classe ampia e luminosa con quattro file di banchi, carte geografiche e mappe appese al muro. Molte delle ragazze avevano già occupato posto e io rimasi per un attimo incerta sulla soglia ma poi la mia attenzione venne attratta da un gruppo di tre o quattro ragazze in cerchio sotto una finestra. Sembravano tutte entente a osservare qualcosa che io non vedevo e a giudicare dalle espressioni compiaciute che avevano sul volto erano molto soddisfatte da quel che vedevano. Mi avvicinai incuriosita, ma non riuscii a scorgere niente se non quando mi trovai in pratica a spalla a spalla con loro. Al centro del cerchio c’erano due ragazze una in piedi che mi dava le spalle, l’altra rannicchiata contro il muro con le mani sul volto e le guance rigate di lacrime.
Epilogo di una dinastia-Amy e Beth
I personaggi
Amy:contessina Diane De La Mare,16 anni
Beth:contessina Elizabeth De La Mare,16 anni
Isabella Fiorfreschi:madre delle due contesine,figlia di una ricca famiglia veneziana,malata di tisi.
Manfréd Gustave De La Mare: padre delle contessine,ricchissimo mercante fondatore della dinastia,morto prematuramente durante un naufragio in India.
Deddy:Adele Sorel,sorellastra delle contessine, dolce e graziosa,alla quale le contessine sono legatissime.
Julien Sorel:secondo marito di Isabella,nonchè patrigno buono e pasticcione della famiglia.
Solly Angel:Solange,la fedele bambinaia di Isabella, parte attiva della famiglia.
Charlotte:bambinaia di Adele,nonchè aiutante in seconda del "Generale dei Mestoli",Solange.
Franz Heiden: marito di Beth,musicista sconosciuto.
Wolfgang Miller:fidanzato di Amy,musicista compositore.
Claude,Diane, Emile:figli di Elizabeth.
Trama
Le contessine Diane ed Elizabeth De La Mare sono due gemelle eredi della dinastia più famosa d'Inghilterra,nate dall'unione con un ricchissimo mercante di sete orientali,Manfréd Gustave De La Mare e la figlia di due conti veneziani Isabella Fiorfreschi,che dopo questo matrimonio morganatico,sarà cacciata e diseredata,e potrà solo portarsi con sé la fedele bambinaia Solange,che l' ha vista nascere.Durante un viaggio,il giovane mercante muore,le contessine ereditano il titolo senza conoscere il padre.Isabella,giovane vedova sperduta in una casa enorme,si sposa senza amore con il più anziano di lei vedovo Julien Sorel,che tratterà le due illeggittime come figlie.Insieme daranno alla luce la piccola Adele Rosabianca,che sarà considerata dalle due gemelle proprio come una sorella.
le contessine crescono in piena armonia,con un precettore privato fino ai 14 anni,entro i quali svilupperanno una vera passione per la musica e per la lettura d'ogni tipo.In particolare Beth sarà attratta dal flauto ed Amy dal pianoforte,e insieme comporranno sonetti.A 15 anni decidono di comune accordo di separarsi,e mentre amy andrà al Riddleton College,Dover,Beth andrà al prestigioso St Micheal a Newport,dall'altra parte dell'Inghilterra.Qui faranno varie esperienze.Amy farà conoscenza con il suo grande amore,anche se non subito svelato,il suo professore di musica, di 20 anni più grande di lei, Wolfgang Miller.Quest'uomo sarà fonte di grande rivalità tra le due sorelle. Infatti quando Amy lo invita a casa, la sorella se ne innamorerà perdutamente,e solo dopo che Wolfgang dichiara il suo amore per Amy (pienamente ricambiato),Beth fuggirà di casa,abbandonando il college e senza dare più notizie per andare ad unirsi alla prestigiosa Filarmonica di Vienna,con il suo flauto.Qui incontrerà un giovane studente,Franz Heiden,che le farà dimenticare il suo primo amore.
Gli anni passano, Beth e Franz si sposano.Intanto anche Amy spera in un futuro matrimonio,ma Wolfie prende sempre alla larga il discorso. In seguito a grandi dispiaceri ( i tradimenti, il grave scompenso finanziario che spende nel gioco e nelle donne)causati da Wolfie, la salute di Amy va peggiorando:la tisi,e i sempre più frequenti attacchi di cuore la costringono tutto il giorno a letto,sperando in uno sposalizio.Intanto Beth ha avuto due figli,Claude ed Emile,e la sua vita matrimoniale, nonostante lo scarso successo musicale del marito,la perdita economica e le preoccupazioni per la sorella,trascorre lieta. Amy intanto si scopre,contro la sua volontà,incinta di Wolfie,ma la sua salute è troppo fragile,e un mese dopo perde il bambino,gettandola nella più cupa disperazione, perdendo quasi il lume della ragione,malgrado le assidue cure della famiglia.La morte di Isabella dovuta alla tisi e il tradimento scoperto di Wolfie, la stroncano definitivamente.
Beth è sconvolta per la morte della sorella, con la quale aveva passato tanti momenti felici.Intanto le nasce la terza figlia,alla quale mette il nome della defunta sorella,Diane, e si ripromette di farla pagare a Wolfie,che intanto è fuggito, sebbene anche lui profondamente addolorato.
Dopodichè scoppia la Rivoluzione,e le tasse aumentano inesorabilmente.Su villa De La Mare pesa un'imposta inarrivabile,soprattutto per le magre finanze di quella che un tempo era stata una grande casata.Gli ufficiali in breve tempo occupano la casa come Quartier Generale,e la famiglia è costretta a licenziare le servitù e fuggire.Solange insiste per restare, come "parte della famiglia". Julien decide di arruolarsi nell'esercito,e di lui il bollettino annuncerà solo "scomparso".Di lui la famiglia non avrà più notizie.Adele,disperata per la morte della sorella e la scomparsa del padre si chiuderà in un convento di clausura,di lei arriveranno solo poche lettere mcchiate di lacrime,e poi l'ultima,dove si annuncia la sua morte per un'epidemia di peste.eth non potrà mai piangerla,poichè il suo corpo sarà sepolto nel cimitero comune del lazzaretto.
Beth,distrutta dal dolore,viene ospitata con i figli da una zia del marito,che gratuitamente li nasconde e li salva dalla miseria.Beth in persona cerca di istruire i figli,mentre Franz cerca inutilmente il successo nella musica.Solange non permette che la sua protetta, ancora una "contessina" possa "macchiarsi con il lavoro",ma ben presto la carestia spinge tutti a fare qualcosa,Beth inizia a produrre piccoli lavori di cucito e composizioni.
Proprio quando sembra giungere l'ora più buia,la Rivolta dei Nobili ribalta la situazione, e l'arrivo degli alleati restituisce le proprietà ai conti con gli interessi.intanto il Quartier generale, villa De La Mare viene messa al rogo,ma una piccola parte rimane intatta,e ben presto la musica di Franz inizia a farsi un nome e lentamente la Ricostruzione porta la famiglia a una situazione non più precaria di benessere,ma mai più ricca e florida come quella che aveva visto nascere le contessine,ma moralmente instabile, poichè per sempre Beth sarà perseguitata dal ricordo della fame e dalle violenze subite,oltre che per l'immenso dolore per la morte della povera Diane...
Amy:contessina Diane De La Mare,16 anni
Beth:contessina Elizabeth De La Mare,16 anni
Isabella Fiorfreschi:madre delle due contesine,figlia di una ricca famiglia veneziana,malata di tisi.
Manfréd Gustave De La Mare: padre delle contessine,ricchissimo mercante fondatore della dinastia,morto prematuramente durante un naufragio in India.
Deddy:Adele Sorel,sorellastra delle contessine, dolce e graziosa,alla quale le contessine sono legatissime.
Julien Sorel:secondo marito di Isabella,nonchè patrigno buono e pasticcione della famiglia.
Solly Angel:Solange,la fedele bambinaia di Isabella, parte attiva della famiglia.
Charlotte:bambinaia di Adele,nonchè aiutante in seconda del "Generale dei Mestoli",Solange.
Franz Heiden: marito di Beth,musicista sconosciuto.
Wolfgang Miller:fidanzato di Amy,musicista compositore.
Claude,Diane, Emile:figli di Elizabeth.
Trama
Le contessine Diane ed Elizabeth De La Mare sono due gemelle eredi della dinastia più famosa d'Inghilterra,nate dall'unione con un ricchissimo mercante di sete orientali,Manfréd Gustave De La Mare e la figlia di due conti veneziani Isabella Fiorfreschi,che dopo questo matrimonio morganatico,sarà cacciata e diseredata,e potrà solo portarsi con sé la fedele bambinaia Solange,che l' ha vista nascere.Durante un viaggio,il giovane mercante muore,le contessine ereditano il titolo senza conoscere il padre.Isabella,giovane vedova sperduta in una casa enorme,si sposa senza amore con il più anziano di lei vedovo Julien Sorel,che tratterà le due illeggittime come figlie.Insieme daranno alla luce la piccola Adele Rosabianca,che sarà considerata dalle due gemelle proprio come una sorella.
le contessine crescono in piena armonia,con un precettore privato fino ai 14 anni,entro i quali svilupperanno una vera passione per la musica e per la lettura d'ogni tipo.In particolare Beth sarà attratta dal flauto ed Amy dal pianoforte,e insieme comporranno sonetti.A 15 anni decidono di comune accordo di separarsi,e mentre amy andrà al Riddleton College,Dover,Beth andrà al prestigioso St Micheal a Newport,dall'altra parte dell'Inghilterra.Qui faranno varie esperienze.Amy farà conoscenza con il suo grande amore,anche se non subito svelato,il suo professore di musica, di 20 anni più grande di lei, Wolfgang Miller.Quest'uomo sarà fonte di grande rivalità tra le due sorelle. Infatti quando Amy lo invita a casa, la sorella se ne innamorerà perdutamente,e solo dopo che Wolfgang dichiara il suo amore per Amy (pienamente ricambiato),Beth fuggirà di casa,abbandonando il college e senza dare più notizie per andare ad unirsi alla prestigiosa Filarmonica di Vienna,con il suo flauto.Qui incontrerà un giovane studente,Franz Heiden,che le farà dimenticare il suo primo amore.
Gli anni passano, Beth e Franz si sposano.Intanto anche Amy spera in un futuro matrimonio,ma Wolfie prende sempre alla larga il discorso. In seguito a grandi dispiaceri ( i tradimenti, il grave scompenso finanziario che spende nel gioco e nelle donne)causati da Wolfie, la salute di Amy va peggiorando:la tisi,e i sempre più frequenti attacchi di cuore la costringono tutto il giorno a letto,sperando in uno sposalizio.Intanto Beth ha avuto due figli,Claude ed Emile,e la sua vita matrimoniale, nonostante lo scarso successo musicale del marito,la perdita economica e le preoccupazioni per la sorella,trascorre lieta. Amy intanto si scopre,contro la sua volontà,incinta di Wolfie,ma la sua salute è troppo fragile,e un mese dopo perde il bambino,gettandola nella più cupa disperazione, perdendo quasi il lume della ragione,malgrado le assidue cure della famiglia.La morte di Isabella dovuta alla tisi e il tradimento scoperto di Wolfie, la stroncano definitivamente.
Beth è sconvolta per la morte della sorella, con la quale aveva passato tanti momenti felici.Intanto le nasce la terza figlia,alla quale mette il nome della defunta sorella,Diane, e si ripromette di farla pagare a Wolfie,che intanto è fuggito, sebbene anche lui profondamente addolorato.
Dopodichè scoppia la Rivoluzione,e le tasse aumentano inesorabilmente.Su villa De La Mare pesa un'imposta inarrivabile,soprattutto per le magre finanze di quella che un tempo era stata una grande casata.Gli ufficiali in breve tempo occupano la casa come Quartier Generale,e la famiglia è costretta a licenziare le servitù e fuggire.Solange insiste per restare, come "parte della famiglia". Julien decide di arruolarsi nell'esercito,e di lui il bollettino annuncerà solo "scomparso".Di lui la famiglia non avrà più notizie.Adele,disperata per la morte della sorella e la scomparsa del padre si chiuderà in un convento di clausura,di lei arriveranno solo poche lettere mcchiate di lacrime,e poi l'ultima,dove si annuncia la sua morte per un'epidemia di peste.eth non potrà mai piangerla,poichè il suo corpo sarà sepolto nel cimitero comune del lazzaretto.
Beth,distrutta dal dolore,viene ospitata con i figli da una zia del marito,che gratuitamente li nasconde e li salva dalla miseria.Beth in persona cerca di istruire i figli,mentre Franz cerca inutilmente il successo nella musica.Solange non permette che la sua protetta, ancora una "contessina" possa "macchiarsi con il lavoro",ma ben presto la carestia spinge tutti a fare qualcosa,Beth inizia a produrre piccoli lavori di cucito e composizioni.
Proprio quando sembra giungere l'ora più buia,la Rivolta dei Nobili ribalta la situazione, e l'arrivo degli alleati restituisce le proprietà ai conti con gli interessi.intanto il Quartier generale, villa De La Mare viene messa al rogo,ma una piccola parte rimane intatta,e ben presto la musica di Franz inizia a farsi un nome e lentamente la Ricostruzione porta la famiglia a una situazione non più precaria di benessere,ma mai più ricca e florida come quella che aveva visto nascere le contessine,ma moralmente instabile, poichè per sempre Beth sarà perseguitata dal ricordo della fame e dalle violenze subite,oltre che per l'immenso dolore per la morte della povera Diane...
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